Sagra indie Web Aprile - Sovranità Digitale

Questo argomento è una bella sfida, ringrazio @zompetto per la scelta del tema E Xab per l’ispirazione su alcuni argomenti.
Ci sono tante cose di cui vorrei parlare: l’Europa che, nel 2026, da arbitro delle tecnologie altrui sta finalmente scendendo in campo per giocare la sua partita e creare proprie infrastrutture. Oppure del Quantum Act, una iniziativa legislativa che dovrebbe garantire all’Europa tecnologie quantistiche o del Digital Fairness Act per contrastare pratiche commerciali non etiche, algoritmi che creano dipendenza e profilazione selvaggia sui social media.
Mentre decidevo su cosa scrivere, dal nulla, mi sono venute in mente due parole: Affitta-spazio. Noi non possediamo nulla dell’internet. Forse è banale, forse si sa già, ma mentre ci riflettevo ho ragionato che siamo in una perenne situazione di affitto.
Il giardino che noi potiamo, coltiviamo e mostriamo agli altri non è veramente nostro e il terreno su cui sorge può essere espropriato da un momento all’altro.
Certo, le soluzioni ci sono eccome: ostarsi un server con un vecchio PC a casa propria, ma il punto è il silenzio sociale mentre accadeva. La sovranità digitale ha usato lo stendardo della comodità per accentrare ciò che ci piace in pochi luoghi, partendo dalle copie fisiche dei videogiochi arrivando al cinema.

Ammetto che è comodo avere Steam/epic per scaricare i giochi e salvarli sul loro cloud, è comodo sedersi sul divano e scegliere il film/serie da guardare senza uscire. Ma sarò un nostalgico, ma nell’ultimo periodo stiamo comprando DVD, ed è bello mettersi alla sera a spulciare tra i vari titoli, prenderli, girali tra le mani e inserire il cd nel lettore senza essere sempre connessi, senza essere profilati, senza il: "se ti è piaciuto questo…"Perché diciamolo detto da un amico, o da un contatto del fediveso ha tutto un altro sapore.

La sovranità digitale ha anche portato ad un isolazionismo di idee e concetti. “Me lo dice internet” a cosa giocare, cosa guardare. Mia nipote del 2007 molto spesso quello che legge, guarda è consigliato dai social perché tutti ne parlano. Il concetto di virale è una cosa che molto spesso mi spaventa, e prima o poi ne parlerò.

Ovviamente, per primo ammetto che molto spesso cerco informazioni su internet prima di acquistare un videogioco, sui film e libri preferisco il mio istinto. 
Ma una volta invece avrei chiesto ad un amico. “Lo hai provato? Ne hai sentito parlare?” Se non lo avesse conosciuto sarei andato nel negozio di informatica e videogiochi del quartiere per chiedere a chi li vende, un po’ come si fa in libreria. 

Si dice la sovranità è del popolo, allora perché non spostare questo affitto perenne nella vita reale: Andarsi a prendere una birra, un the e parlare degli ultimi videogiochi giocati, degli utili libri letti, ultimi film piaciuti. 
Consigliarsi tra persone vive e non tra algoritmi. Sono molto felice che un luogo come il fediverso, con tutti i vari difetti, sia un contrada (termine usato apposta) dove si può creare questo tipo di legame per poi convogliarlo nella vita vera.


Staccare l’internet è una cosa che ho fatto spesso negli ultimi anni e penso che sarà sempre più frequente, perché c’è un nuovo desiderio di riappropriasi del proprio spazio e dei propri pensieri, non dettati dall’alto, ma da chi abbiamo vicino. 



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